sabato 5 aprile 2025

Condizioni di successo e ostacoli nelle innovazioni agroecologiche:


Mattia Andreola, Alice Dal Gobbo e Francesca Forno, 

Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, Università di Trento

 

 

1.         Introduzione

La crescente consapevolezza dell’impatto delle attività umane sull’ambiente ha stimolato un’intensificazione degli sforzi glocali (che agiscono a livello locale per affrontare problemi sistemici) per la loro mitigazione, in risposta ai significativi ritardi a livello globale (Young, 2011). Negli ultimi decenni, in particolare, si è assistito alla diffusione di innovazioni eco-sociali orientate al contrasto del cambiamento climatico e, più in generale, a fronteggiare la crisi ambientale, caratterizzate da approcci comunitari e che, partendo “dal basso” delle pratiche sociali, puntano verso l’ “alto” delle istituzioni. Concetti come innovazione sociale (SI) e innovazione eco-sociale (ESI) hanno assunto un ruolo sempre più centrale nel dibattito, emergendo come strumenti chiave per affrontare sfide complesse, tra cui la crisi dei sistemi alimentari (De Pieri & Teasdale, 2021). Questi approcci si sono affermati anche come potenziali risposte alla crisi del welfare state, favorendo la collaborazione tra cittadini, organizzazioni non profit e istituzioni pubbliche per sviluppare soluzioni innovative a problemi sociali, economici e ambientali. Pur in assenza di una definizione universalmente condivisa, l’innovazione sociale è spesso intesa come un processo collaborativo finalizzato a rispondere ai bisogni sociali e a rea- lizzare aspirazioni collettive, contribuendo così al progresso delle società

(Moulaert & MacCallum, 2019).

 Le comunità a supporto dell’agricoltura (CSA) sono un esempio significativo di innovazioni eco-sociali, mirate a trasformare i sistemi alimentari globalizzati e tradizionalmente commercializzati in modelli più sostenibili e locali. Partendo da un caso di (parziale) fallimento di una CSA, ben familiare a chi scrive, intendiamo avviare la mappatura condivisa delle inno- vazioni fallite e dei fattori che influenzano il successo o meno delle innovazioni agroecologiche, introdotta nel numero 2(2) della presente rivista.

 2.         Un po’ di storia…

La CSA “NaturalMente in Trentino” si è sviluppata nella Provincia Auto- noma di Trento – un territorio che, nonostante diverse problematiche ambientali, mantiene un’immagine “verde” e attira i turisti con i suoi pa- esaggi montani e il suo ricco patrimonio socio-culturale. NaturalMente in Trentino nasce all’interno della cornice di un protocollo d’intesa tra il Comune e l’Università di Trento con l’obiettivo iniziale di supportare i produttori locali colpiti dalla chiusura dei mercati contadini durante la pandemia COVID-19. La collaborazione degli agricoltori inizia nell’agosto 2020 e, dopo diversi mesi di incontri di pianificazione, la CSA viene presentata ufficialmente nell’aprile 2021.

NaturalMente in Trentino nasce con l’obiettivo di facilitare la vendita e l’acquisto di prodotti agricoli locali e di promuovere pratiche alimentari sostenibili ispirate ai principi dell’agroecologia. Sin dall’inizio, l’iniziativa cerca di offrire una vasta gamma di prodotti, tra cui frutta, verdura, car- ne, formaggi, latte, yogurt e vino. Nel momento del suo avvio coinvolge 12 produttori locali e 34 nuclei familiari. Gli ordini e gli acquisti sono facili- tati da una piattaforma digitale semplice, già utilizzata da alcuni Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) locali. I prodotti vengono poi consegnati e ritirati presso un’azienda partner, che si è offerta volontariamente per semplificare la logistica.

Gli acquisti vengono stabiliti settimanalmente in base alle offerte degli agricoltori, disponibili in due modalità: una food box flessibile, in cui i consumatori scelgono i prodotti che preferiscono, e una food box fissa, contenente prodotti stagionali scelti dal produttore. Inoltre, la CSA cerca di coinvolgere i consumatori nella vita delle aziende agricole, sensibilizzandoli sulle problematiche della filiera alimentare e sulle sfide della produzione alimentare. Questo obiettivo viene perseguito in tre modi: 1) attraverso consultazioni non vincolanti per definire le esigenze dei consumatori, 2) una quota di adesione che ha anche la funzione di creare un piccolo fondo di garanzia e che rappresenta un primo passo verso il pre- finanziamento, tipico delle CSA, 3) la creazione di eventi e visite pensati per stimolare la partecipazione attiva e le collaborazioni tra i partecipanti.

Tuttavia, nonostante l’entusiasmo iniziale, il flusso di acquisti ha iniziato a diminuire costantemente a partire dalla fine del primo anno dell’iniziativa (Fig. 1), senza riuscire a tornare ai livelli raggiunti al lancio. Ma quali sono stati i fattori principali che hanno determinato questo insuccesso? È possibile identificare delle cause strutturali, legate alla gestione, alle dinamiche di consumo o a fattori esterni, che abbiano ostacolato il consolidamento dell’iniziativa?

 

 

 


Figura 1 - Fatturato economico mensile in €, CSA NaturalMente in Trentino

 

 

 

Partendo dall’esperienza acquisita attraverso un’osservazione immersiva che ha seguito questa iniziativa sin dalla sua fondazione, nella riflessione che segue cercheremo di identificare le condizioni di successo e gli ostacoli nelle innovazioni agroecologiche.

 

3.         Una bussola per le innovazioni agroecologiche

L’analisi dell’evoluzione della CSA NaturalMente in Trentino ha evidenziato sei pilastri chiave che hanno contribuito al fallimento dell’iniziativa, fattori che ci appaiono poter essere utili anche per comprendere il suc- cesso o l’insuccesso di altre esperienze simili (Fig. 2) (Dal Gobbo e Forno, forthcoming).

 

 

 


 Figura 2 – Sei pilastri

Il tempo: Il “tempo” è emerso come un elemento cruciale nell’analisi della CSA NaturalMente in Trentino, rivelandosi in due dimensioni interconnesse. In primo luogo, la progettazione di una CSA richiede un ripensamento dei ritmi della produzione e, in particolare, del consumo. A questo riguardo, i partecipanti all’iniziativa hanno segnalato difficoltà nel riorganizzare i propri tempi di lavoro e consumo per adattarsi e consolidare delle nuove routine. In secondo luogo, si è osservato una frizione temporale tra la necessità di una trasformazione profonda – che implica un impegno prolungato in pratiche come quelle della CSA – e il ritmo accelerato tipico dell’economia capitalista. Questo conflitto ha evidenziato come l’accelerazione della società contemporanea ostacoli il potenziale di trasforma- zione delle innovazioni agroecologiche: sia chi consuma che chi produce è costretto da dinamiche strutturali di accumulazione e organizzazione della vita quotidiana a soluzioni “semplici” per la realizzazione di valore. In questo caso specifico è stato peraltro particolarmente evidente che se la pandemia COVID-19 ha agito come un acceleratore temporaneo per le innovazioni eco-sociali, favorendo per un breve periodo pratiche di consumo più locali e sostenibili, il ritorno alla normalità ha riportato velocemente il vecchio status quo (Forno et al. 2022). In questo scenario, le nicchie temporali protette – spazi in cui solitamente prendono corpo le innovazioni – non sono riuscite a raggiungere un consolidamento tale da permettere un cambiamento duraturo (Robra et al., 2023).

La narrazione del cambiamento: Un altro aspetto fondamentale è stata la debolezza e la mancata condivisione di una narrazione comune tra gli attori coinvolti nella CSA. Come spesso sottolineato, per permettere la diffusione di un’innovazione eco-sociale è essenziale costruire una “narrazione del cambiamento” forte e coerente, capace di sostenere progetti trasformativi (Geels, 2014; Avelino et al., 2019). Nel caso di NaturalMente in Trentino, l’assenza di una narrazione unitaria ha indebolito il progetto. Sebbene il COVID-19 abbia creato un contesto favorevole per l’inizio dell’iniziativa, stimolando la riflessione su pratiche di consumo e produzione più locali e sostenibili, le motivazioni e gli immaginari dei partecipanti non si sono allineati in una visione comune. Inoltre, il progetto è partito con un’idea generica di sostenibilità, ma non con un obiettivo preciso di so- stenibilità, lasciando piena libertà ai produttori di perseguire i metodi e le tecniche agricole convenzionali già utilizzate e ai soci mangiatori di ordinare i prodotti secondo il proprio interesse, anche in quantità così piccole da non giustificare minimamente il trasporto. I tentativi di costruzione di una narrazione comune, condividendo i punti di vista di agricoltori e consumatori, non è mai stato perseguito con costanza e ha limitato la capacità dell’iniziativa di evolversi in un modello stabile e radicale di cambiamento nelle dinamiche di produzione e consumo.

Flusso costante di risorse: Il flusso di risorse è stato un altro fattore cruciale per la CSA. La scarsità di risorse finanziarie ha limitato significativa- mente la capacità di espansione e di mantenimento dell’iniziativa. Molti progetti di CSA si trovano a dover affrontare sfide legate alla sostenibilità economica, spesso dovute alla necessità di bilanciare prezzi accessibili per i consumatori con una remunerazione equa per i produttori. Inoltre, la mancanza di economie di scala rende difficile per queste iniziative competere con le reti di distribuzione convenzionali (Galt et al., 2016). Come accennato in precedenza, il progetto avrebbe previsto con il tempo l’istituzione di una forma di prefinanziamento destinata a garantire una condivisione del rischio tra produttori e consumatori. Modelli di pre- finanziamento ben strutturati possono rappresentare una soluzione per garantire l’indipendenza economica e incentivare il coinvolgimento dei consumatori (Feagan & Henderson, 2009). Tuttavia, questa modalità ope- rativa non è mai stata implementata. La creazione del piccolo fondo rica- vato dalla quota di adesione come meccanismo temporaneo si è rivelata insufficiente, poiché non ha fornito alla CSA né le risorse necessarie per sostenere la produzione, né ha creato un forte vincolo di impegno tra i partecipanti. La difficoltà nel reperire fondi e nel costruire fiducia tra i membri ha ulteriormente indebolito il progetto compromettendone stabilità e indipendenza. Il prefinanziamento avrebbe potuto rappresentare una soluzione per garantire l’indipendenza economica, ma l’assenza di un modello solido e ben definito ha reso la CSA vulnerabile alle fluttuazioni nella domanda di consumo dei mangiatori.

Le reti: Le reti di relazione sia interne che esterne sono un altro elemento che viene spesso evidenziato come cruciale per l’(in)successo dell’in- novazione sociale. Questo è successo anche nel caso di NaturalMente in Trentino. La collaborazione tra Università, Comune e produttori locali ha dato vita all’iniziativa, ma nel tempo sono emerse criticità. Sebbene i precedenti legami di collaborazione tra alcuni soggetti abbiano avuto un ruolo positivo, la mancanza di un forte radicamento nel contesto territo- riale ha portato a disallineamenti e derive, per esempio tra le strategie dei produttori e i bisogni dei consumatori. La debolezza delle relazioni tra produttori e consumatori, nonostante gli eventi e le iniziative, ha impedito la creazione di una comunità coesa e impegnata. La pandemia e una gestione inadeguata della comunicazione hanno inoltre complicato ulteriormente la situazione, limitando le opportunità di incontri conviviali e collettive. Inoltre, la piattaforma AgoràGAS, strumento chiave nella gestione degli scambi tra produttori e mangiatori, ha sofferto di problemi tecnici e di usabilità, spesso ostacolando la circolazione delle risorse e delle informazioni. Per il successo delle innovazioni agroecologiche risulta infatti di fondamentale importanza sia la costruzione di capitale sociale, sia l’apporto che possono dare gli strumenti digitali nel facilitare una maggiore partecipazione e coinvolgimento dei soci. Infine, rileviamo come le relazioni con l’amministrazione comunale siano state troppo de- boli per supportare lo sviluppo della CSA. La messa a disposizione di spazi dedicati e il supporto logistico-comunicativo avrebbero potuto fortemente incrementare l’usabilità della piattaforma, tuttavia l’istituzione, pur essendo formalmente parte di questo processo, non se ne è fatta carico attivamente. La costruzione di legami tra diversi soggetti è fondamentale per il successo e la diffusione delle innovazioni eco-sociali, ma richiede un approccio critico alla governance e alla distribuzione del potere per realizzare obiettivi trasformativi (Gibson-Graham e Roelvink, 2009).

Le competenze: La presenza di competenze si è rivelata un elemento cruciale nell’evoluzione della CSA NaturalMente in Trentino. La diversità nell’esperienza dei membri ha rappresentato un motore importante per l’avvio iniziale del progetto. Tuttavia, sono emersi alcuni fattori limitanti nel fatto che molte delle persone coinvolte non avessero competenze in materia di gestione di innovazioni sociali in campo agroecologico. Innanzitutto, la gestione delle relazioni è stata fortemente tralasciata anche nei momenti di crisi: per esempio, competenze in materia di gestione di gruppi e facilitazione di processi avrebbe potuto aiutare la tenuta del progetto. Inoltre, la mancanza di competenze specifiche nel settore del- lo sviluppo digitale ha limitato fortemente la possibilità di espandere la partecipazione. Un aspetto positivo, tuttavia, è stato l’apprendimento re- lativo alle caratteristiche di alcuni prodotti, ai metodi di preparazione e conservazione, nonché la diffusione di una maggior consapevolezza sul funzionamento del sistema alimentare tra i vari attori. Ciò ha dimostrato che il successo di un’iniziativa di innovazione sociale non può essere valutato esclusivamente in termini economici, ma anche attraverso la crescita delle capacità e delle competenze tra i partecipanti (Sekulova et al., 2023). Ad esempio, la carenza di conoscenze culinarie tra i consumatori ha limitato la vendita di alcuni ortaggi, ma con il tempo e grazie allo scambio di informazioni e consigli tra produttori e consumatori, si è sviluppato un significativo processo di apprendimento in linea con i principi agroecologici. Tuttavia, l’apprendimento ha riguardato principalmente i consumatori, mentre molti produttori hanno continuato ad adottare metodi agricoli convenzionali. Ciò ha evidenziato la difficoltà di promuovere modalità di produzione più sostenibili in un contesto dominato da un sistema agrico- lo convenzionale e monoculturale (Andreola et al., 2021).

Integrazione nell’ecosistema locale: L’integrazione delle innovazioni nell’ecosistema locale è un tema cruciale per il successo del progetto. Come sottolineato da Moulaert (2009), una dinamica interattiva tra innovazione e contesto locale è essenziale per massimizzare il potenziale trasformati- vo di un’iniziativa, mentre la sua assenza può compromettere seriamente i risultati. Nel caso della CSA NaturalMente in Trentino, la limitata offerta di prodotti nei mesi invernali ha messo in evidenza i limiti strutturali del territorio montano in cui il progetto è inserito. La scarsità di ortaggi, che difficilmente si adattavano alle pratiche alimentari quotidiane dei consumatori, ha portato a un drastico calo degli acquisti, rivelando le difficoltà legate alla stagionalità e alla geografia locale per consumatori disabituati alla limitatezza dell’offerta trentina in un mercato dominato dalla GDO. La dipendenza dalle risorse locali, senza un’integrazione efficace con le esigenze mutevoli dei consumatori, ha evidenziato l’importanza di una pianificazione strategica e partecipativa. La mancata considerazione delle specificità ecologiche e sociali del contesto trentino ha reso chiaramente più difficile la crescita sostenibile del progetto, con la conseguente difficoltà di rispondere alle necessità di consumatori abituati ad una disponibilità più ampia di prodotti durante tutto l’anno. In questo contesto, l’adozione di una pianificazione partecipata, che coinvolga costantemente tutti gli attori locali – dai produttori ai consumatori – risulta fondamentale per garantire che le innovazioni siano davvero integrate nell’ecosistema locale. Solo un tale approccio consentirebbe infatti di affrontare le sfide legate alle risorse locali, ottimizzando al contempo l’adattamento alle necessità stagionali e alle dinamiche socioeconomiche del territorio.

 

4.         Conclusione

L’evoluzione di NaturalMente in Trentino offre lezioni importanti, ma an- che critiche, su temi chiave come il tempo, le narrazioni di cambiamento, le risorse e le competenze, l’importanza delle reti e l’integrazione con il territorio. Questi elementi sono essenziali per il successo delle innovazioni agroecologiche. Nonostante un inizio promettente, con il coinvolgi- mento attivo di produttori, consumatori e istituzioni, il progetto ha incontrato numerosi ostacoli. La mancanza di una pianificazione partecipata, la gestione inadeguata delle risorse e la debolezza delle reti sociali hanno limitato la capacità della CSA di stabilizzarsi e promuovere un diverso modello di produzione e consumo. Le difficoltà legate alla pandemia, unite alla gestione inefficace della comunicazione tra i partecipanti, hanno ulteriormente indebolito il progetto, minando la coesione della comunità e riducendone il potenziale trasformativo (Ilieva, 2017). Nonostante tutto, l’impegno di alcuni soci, che continua anche oggi nonostante le difficoltà, suggerisce che ci siano ancora delle basi su cui rifondare l’iniziativa, magari nella direzione di iniziative culturali piuttosto che come CSA tout court.

Le teorie sull’innovazione sociale (Moulaert e MacCallum, 2019) evidenziano che iniziative come la CSA potrebbero beneficiare di un maggiore focus sulle azioni collaborative e sui processi partecipativi, che sono cruciali per rispondere in modo più adeguato ai bisogni sociali e ambientali

 

locali. In questa ottica, appare fondamentale migliorare la collaborazione e il dialogo tra produttori e consumatori, promuovendo una pianificazione inclusiva e una gestione delle risorse che possa sostenere la sostenibilità a lungo termine.

Pur con tutti i limiti dello studio di caso, l’esperienza di NaturalMente in Trentino può offrire lezioni importanti per affinare la capacità di previsione e comprendere meglio le dinamiche necessarie per il successo di simili iniziative future. Riflettere sui limiti e sulle sfide affrontate dalle in- novazioni fallite può diventare un’opportunità per progettare modelli più resilienti e capaci di adattarsi alle specificità territoriali e alle necessità delle comunità locali. To be continued…

 

 

Riferimenti bibliografici

Andreola, M., Pianegonda, A., Favargiotti, S., & Forno, F. (2021). Urban food strategy in the making: Context, conventions and contestations. Agriculture, 11(2), 177.

 

Avelino, F., Wittmayer, J. M., Pel, B., Weaver, P., Dumitru, A., Haxeltine, A., ... & O’Riordan, T. (2019). Transformative social innovation and (dis) empowerment. Technological Forecasting and Social Change, 145, 195-206.

 

Dal Gobbo, A. & Forno, F. (forthcoming )‘Innovazione ecosociale e “transizioni gemelle”. Una riflessione critica a partire da un caso di (in)successo’. Under review.

 

De Pieri, B., & Teasdale, S. (2021). Radical futures? Exploring the policy relevance of social innovation. Social Enterprise Journal, 17(1), 94-110.

 

Feagan, R., & Henderson, A. (2009). Devon Acres CSA: Local struggles in a global food sy- stem. Agriculture and human values, 26, 203-217.

 

Feola, G., & Nunes, R. (2014). Success and failure of grassroots innovations for addressing climate change: The case of the Transition Movement. Global Environmental Change, 24, 232-250.

 

Forno, F., Laamanen, M., & Wahlen, S. (2022) (Un-)sustainable transformations: everyday food practices in Italy during COVID-19. Sustainability, Science, Practice & Policy, v. 2022/18,

n. 1 (2022), 201-214.

 

Galt, R. E., Bradley, K., Christensen, L., Van Soelen Kim, J., & Lobo, R. (2016). Eroding the Community in Community Supported Agriculture (CSA): Competition’s Effects in Alternative Food Networks in California. Sociologia Ruralis, 56(4), 491-512.

 

Geels, Fr. W. (2014). Regime Resistance against Low-Carbon Transitions: Introducing Politics and Power into the Multi-Level Perspective. Theory, Culture & Society, 31, 21–40.

 

Graham, J. G., & Roelvink, G. (2010). An economic ethics for the Anthropocene. Antipode, 41, 320-346.

 

Ilieva, R. T. (2017). Urban food systems strategies: A promising tool for implementing the SDGs in practice. Sustainability, 9(10), 1703. doi:10.3390/su9101703.

 

Moulaert, F., & MacCallum, D. (2019). Advanced Introduction to Social Innovation. Edward Elgar Publishing. doi:10.4337/9781785360381.

 

Sekulova, F., Anguelovski, I., & Argüelles, L. (2023). Redefining success in organizing towards degrowth. Environmental Innovation and Societal Transitions, 48, 100764.

 

Young, O. R. (2011). Effectiveness of international environmental regimes: Existing knowle- dge, cutting-edge themes, and research strategies. Proceedings of the National Academy of Sciences, 108(50), 19853-19860.

Promuovere l’agrobiodiversità attraverso le NUCs. Il progetto DIVINFOOD

 


Francesca Benedetta Felici, Università di Roma La Sapienza

Luca Colombo, Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica  

Il  progetto  DIVINFOOD  “Co-constructing  interactive  short  and  midier  food chains to value agrobiodiversity in healthy plant-based food”  è un'iniziativa di ricerca finanziata dall'Unione Europea che si concentra sulla promozione  della  diversità  alimentare  e  lo  sviluppo  di  modelli  sostenibili  di  agricoltura  e  consumo  alimentare. 

Con  un  focus  particolare  sulla  valorizzazione  delle  colture  tradizionali  e  locali,  cereali  minori  e  legumi  da  granella  sottoutilizzati  in  particolare,  DIVINFOOD  mira  a  riscattare  e  qualificare la biodiversità di interesse agrario e a promuovere la resilienza dei sistemi agroalimentari europei. Il progetto è parte integrante degli sforzi dell'UE per sostenere un'agricoltura sostenibile, promuovere una maggiore inclusione sociale e rispondere alle sfide ambientali. Finanziato nell'ambito del programma Horizon 2020, il progetto è iniziato nel  marzo  2022  e  si  concluderà  nel  febbraio  2027.  Coinvolge  una  vasta  rete di partner scientifici e del sistema socioeconomico provenienti da tutta Europa, ovvero organizzazioni di sette Paesi (Danimarca, Francia, Ungheria, Italia, Portogallo, Svezia, Svizzera). Tra i principali attori figura INRAE (Francia), leader europeo nella ricerca agronomica, affiancato da CREA (Italia) per lo sviluppo dell'innovazione agricola. Dall'Italia, partecipa anche FIRAB (Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica), che contribuisce con la sua esperienza nella ricerca e nella promozione  dell'agricoltura  biologica  e  sostenibile.  Altri  partner  chiave  includono l'Università di Pisa (Italia), FiBL (Svizzera) e OMKI (Ungheria), tutti  impegnati  in  progetti  di  ricerca  sulla  sostenibilità  e  l'agroecologia.  SLU (Svezia) e UEvora (Portogallo) apportano competenze in biodiversità, mentre BioCivam11 e mPmC (Francia) si focalizzano sulla promozione dei prodotti locali. La rete comprende anche organizzazioni per la trasparenza alimentare come Open Food France e Open Food Facts (Francia). 

Questa collaborazione, estesa anche a istituti gastronomici di prestigio come l'Institut Paul Bocuse e enti cittadini come il Comune di Budapest, garantisce che DIVINFOOD possa integrare ricerca, innovazione e azioni concrete per sviluppare catene del valore agroalimentari ricche di biodiversità. Il progetto include una serie di azioni chiave che mirano a promuovere la biodiversità e a migliorare i sistemi agroalimentari attraverso colture tra-scurate e poco utilizzate (Neglected and Underutilized Crops - NUCs) (Ali & Bhattacharjee, 2023). Con una logica di disegno del sistema alimentare che parte dal raccogliere indicazioni dal quadro di consumo per poi tra-sferirle a ritroso agli altri segmenti di filiera fino alle attività di selezione varietale, le principali attività del progetto sono le seguenti:

-  pilota  e  cooperative  sociali,  incaricate  della  gestione,  propagazione  e promozione delle NUCs, animate tramite l’attivazione di Living Lab volti a raccogliere una varietà di attori intorno alla coltura NUC di interesse.  Inoltre,  verranno  formulate  raccomandazioni  politiche  per  replica queste iniziative su più larga scala.

• Disseminazione: DIVINFOOD si impegnerà a diffondere i risultati ottenuti a una vasta gamma di stakeholder, ottimizzando le strategie per la valorizzazione e l'adozione delle innovazioni proposte2 .Come anticipato, il progetto riconosce l'importanza delle colture trascurate e poco utilizzate (NUCs) per affrontare la resilienza dei sistemi agrari e l'insicurezza alimentare e nutrizionale, che colpisce oltre un miliardo di persone  a  livello  globale.  Queste  colture,  spesso  ignorate  dall'agricoltura  moderna,  hanno  il  potenziale  per  migliorare  la  sicurezza  alimentare  grazie alla loro capacità di adattarsi a diverse condizioni climatiche e ambientali. 

DIVINFOOD  si  concentra  su  alimenti  vegetali  sani  e  su  prodotti  con  identità  locale  o  regionale,  con  l'obiettivo  di  sviluppare  catene  del  valore agroalimentari ricche di biodiversità. Il progetto esplorerà cereali e legumi minori in tre macro-regioni europee climaticamente vulnerabili (scandinava, continentale e mediterranea), affrontando anche le sfide socio-economiche  legate  all'agrobiodiversità.  Inoltre,  attraverso  il  coinvolgimento diretto dei consumatori, verranno sviluppate nuove modalità di marketing interattivo per promuovere questi prodotti. Infine, il progetto punta a migliorare le varietà locali di queste colture, per renderle più resistenti e adatte ai cambiamenti climatici. Infine, il coinvolgimento attivo delle comunità locali è un elemento essenziale dell’iniziativa. Il progetto è organizzato in nove Living Labs (Figura 1), ovvero ambienti di innovazione aperta in cui diversi stakeholder—cittadini, aziende, ricercatori e amministratori—collaborano per affrontare 

• Co-sviluppo: DIVINFOOD lavora con i consumatori per creare nuove modalità interattive di marketing e canali di vendita che valorizzino la biodiversità e i suoi benefici. Questo processo è supportato da sistemi  di  garanzia  partecipativa  e  strumenti  digitali,  favorendo  un  maggiore coinvolgimento del pubblico nel riconoscimento del valore delle NUCs

.• Co-produzione:  Il  progetto  mira  a  sviluppare  nuovi  prodotti  alimentari vegetali sani e appetibili derivati dalle NUCs. L'obiettivo è creare ricette  e  formulazioni  con  un'elaborazione  alimentare  minima,  per  massimizzare  il  potenziale  nutrizionale  e  gustativo  delle  colture  utilizzate.

• Benchmark: DIVINFOOD valuterà diversi sistemi agricoli agroecologici e tecniche che migliorano le prestazioni delle NUCs. Questo include l'integrazione della biodiversità interspecifica e il miglioramento dei servizi ecosistemici, garantendo al contempo benefici socio-economi-ci per le comunità.

• Selezione varietale: Il progetto promuoverà la creazione di cultivar di cereali e legumi più performanti, adatte a contesti locali, con una maggiore tolleranza agli stress biotici e abiotici e un potenziamento delle proprietà nutrizionali e organolettiche.

• Dimostrazione di nuovi modelli di business: DIVINFOOD intende sviluppare modelli di business innovativi che diversifichino le fonti di reddito  per  agricoltori  e  piccoli  trasformatori.  Questi  modelli  si  ba-sano sull'uso sostenibile dell'agrobiodiversità e su attività produttive che coinvolgano le comunità locali.

• Co-progettazione:  Il  progetto  prevede  la  creazione  di  reti  territoriali  del  Cibo le sfide dei sistemi alimentari. Utilizzano una metodologia interattiva che prevede il coinvolgimento attivo, l'ideazione collettiva, la prototipazione e il feedback, promuovendo così un approccio dinamico alla co-creazione (Massari et al., 2023). Questi laboratori struttureranno reti territoriali multi-attoriali per gestire i germoplasmi, moltiplicare sementi e promuovere l’agrobiodiversità, integrando catene del valore e società. I nove Living Labs serviranno come cluster regionali e spazi centrali di co-in-novazione, facilitando la collaborazione tra agricoltori, consumatori e ri-cercatori. La co-creatività è un fattore fondamentale, in quanto favorisce l'apprendimento collaborativo e genera soluzioni innovative, permettendo di affrontare problemi complessi in modo sistemico. Questo modello dimostra  come  la  collaborazione  possa  portare  a  risultati  sostenibili  e  trasformativi  nel  settore  agro-alimentare,  evidenziando  l'importanza  di  monitorare e valutare l'efficacia dei processi di co-creazione nel tempo. Il Living Lab italiano/svizzero3, composto da FiBL, FIRAB, UNIPI e CREA, si  concentra  sul  lupino  bianco,  studiando  le  sue  potenzialità  agronomiche, tecnologiche e nutrizionali. Punta in particolare a valorizzare il ruolo agroecologico di questa leguminosa e a individuare percorsi innovativi di trasformazione alimentare della granella, ricca in proteine e diversi fatto-ri nutrizionali, analizzandone al contempo le barriere allo sviluppo, quali la presenza di alcaloidi nel seme e la sua presenza nella lista degli allergeni che ne frena l’interesse delle aziende alimentari. In Italia, il Living Lab concentra le sue dinamiche interattive nell’area tosco-laziale con la partecipazione di diverse aziende biologiche e a trazione agroecologica

sabato 22 marzo 2025

Appello a favore di una scuola che nutra l’individuo e il pianeta

 La Rete Nazionale dei Borghi De.Co. ha condiviso e aderito all'appello  di Foodinsider

Appello al MIM: MENSA E CIBO A SCUOLA

Appello a favore di una scuola che nutra l’individuo e il pianeta

Le nuove Indicazioni 2025 per la Scuola dell’Infanzia e il Primo Ciclo di Istruzione, recentemente pubblicate, non contemplano il tema del cibo e della ristorazione scolastica, un aspetto di fondamentale importanza per la crescita e il benessere dei bambini. Per questo abbiamo scritto  l’appello mensa e cibo a scuola indirizzato al Ministero dell’Istruzione e del Merito per integrare una parte importante del percorso didattico.

Riteniamo che l’alimentazione scolastica non sia solo una questione nutrizionale, ma anche educativa e culturale. Per questo, abbiamo avviato una riflessione condivisa tra esperti di ristorazione scolastica, pediatria, pedagogia e agricoltura sostenibile, politiche del cibo, sfociata nell’appello a cui hanno aderito già molte associazioni e reti, mentre altre sono in procinto di farlo. Chiediamo che queste tematiche vengano integrate nelle nuove Indicazioni 2025, affinché la mensa scolastica sia riconosciuta come parte integrante del percorso formativo.

MENSA E CIBO A SCUOLA

Egregi membri del Ministero dell’Istruzione e del Merito,

Con riferimento alle Nuove Indicazioni 2025 Scuola dell’infanzia e Primo ciclo di istruzione pubblicate in data 11.3.2025, ci permettiamo di sottoporre alla Vostra attenzione un tema, ora assente dal documento, che riteniamo indispensabile inserire poiché fondamentale tanto per il benessere e lo sviluppo integrale dei bambini e delle bambine, quanto per l’ambiente: la mensa scolastica.

Il momento del pasto, infatti, non è solo un atto nutrizionale, ma una vera e propria opportunità educativa, specie nel nostro paese, la cui forza culturale ed economica si gioca anche intorno all’importanza della propria cultura alimentare. È in mensa che i bambini imparano a nutrirsi correttamente e a conoscere nuovi alimenti, a socializzare, a rispettare le regole di convivio, a sviluppare consapevolezza di sé e del proprio corpo e a coltivare un rapporto sano e equilibrato con il cibo. L’educazione alimentare è parte integrante della crescita psicologica, fisica e sociale di ogni bambino e bambina. E se la scuola ha la responsabilità di proporla trasversalmente in ogni disciplina, il pasto è senza dubbio il momento in cui lo sforzo educativo trova concreta attuazione. La mensa scolastica non può essere esclusa dalle Indicazioni.

La mensa scolastica non è solo un luogo di apprendimento individuale: è anche un punto di connessione tra la scuola, la comunità e il territorio. Il cibo che arriva nel piatto è il risultato di un processo articolato, che richiede competenze specifiche, strategie mirate e un costante dialogo tra tutti gli attori coinvolti, dalle amministrazioni ai produttori locali, dalle famiglie agli educatori. Un menù scolastico buono non è solo nutrizionalmente equilibrato, ma anche sostenibile e radicato nella realtà locale. La mensa può e deve diventare uno spazio in cui i bambini non solo si nutrono, ma entrano in relazione con il territorio che li circonda, scoprendo i prodotti locali, il valore della stagionalità e il significato di una filiera corta e sostenibile.

Sottovalutare la funzione educativa del pasto scolastico è un rischio che non si può correre in un paese che serve ogni giorno più di 2 milioni di pasti e in questo servizio investe somme e sforzi organizzativi ragguardevoli che hanno anche lo scopo di migliorare le abitudini alimentari della popolazione e dunque prevenire obesità, diabete e altre malattie legate ad abitudini scorrette. Esiste oggi un numero crescente di Comuni, di Scuole, di Insegnanti e di Famiglie impegnate nel miglioramento della ristorazione scolastica: è una strada vincente, che genera cultura, salute e rispetto per l’ambiente.

La mensa, è bene ribadirlo, è ‘tempo scuola’ ed è parte integrante del processo educativo. Vi chiediamo quindi di prendere in considerazione l’integrazione di questo tempo delle Nuove Indicazioni 2025, riconoscendo il suo valore formativo e pedagogico.

Inoltre, è fondamentale che venga valorizzato il ruolo del cibo non solo come nutrimento, ma come strumento educativo per sensibilizzare i bambini e le bambine (e dunque le loro famiglie) a scelte consapevoli, al rispetto della biodiversità, alla sostenibilità e alla cultura alimentare. Per questo riteniamo fondamentale che le Nuove Indicazioni 2025 riconoscano la mensa scolastica come parte integrante del percorso educativo e della costruzione di una cittadinanza consapevole, attraverso le seguenti azioni:

1.⁠ ⁠Riconoscere il tempo trascorso in mensa come parte integrante dell’attività educativa, in linea con gli obiettivi di sviluppo dei bambini e delle bambine e inserire tale argomento all’interno del documento.

2.⁠ ⁠Sostenere l’importanza dell’educazione alimentare, promuovendo un approccio integrato che coinvolga insegnanti, educatori, famiglie e professionisti del settore, valorizzando attività e competenze che mettano in primo piano le esperienze concrete (attività laboratoriali, orti scolastici, uscite presso fattorie didattiche nel territorio per comprendere le filiere alimentari…).

3.⁠ ⁠Investire nella formazione specifica per il personale scolastico affinché possa affrontare il momento del pasto come un’opportunità educativa.

La scuola non è un’entità isolata, ma un organismo vivo che dialoga con la società in cui è inserita. Riconoscere il valore della mensa scolastica significa riconoscere il valore di una scuola che educa non solo con le parole, ma anche con le scelte quotidiane, costruendo un legame concreto tra i bambini, il cibo e il territorio in cui crescono.

Con fiducia e speranza, confidiamo in un Vostro positivo riscontro.

Il Comitato Direttivo di Foodinsider

Osservatorio nazionale indipendente mense scolastiche

Martedì, 18  marzo 2025

De.Co. Quelli …ladri di biciclette

 


 

Ricevo diverse email  inerenti le De.Co.  chiaramente, anche se con un po’ di ritardo, cerco di rispondere a tutti o quasi…..

Singolare è l’ultima che ho letto, in questi giorni, che merita di essere condivisa, anche perché  sono stato invitato   a raccontare ….. dei ladri di biciclette . 

                    Recentemente durante un evento internazionale a Caltanissetta, sono stato invitato a tenete una relazione sulle De.Co.  Ho ricevuto un'email  da parte di un'attenta partecipante, che  mi ha scritto "Dott Sutera ho seguito il suo interessante intervento, ha citato 10 volte Luigi Veronelli, attribuendogli di merito di aver creato le De.Co. (sò benissimo che è vero)  Nel mio comune nella delibera di giunta, non c'è traccia di Veronelli, per essere precisi non c'è neanche traccia della De.Co. Le chiedo come è mai possibile.?"Perchè circola così tanta ignoranza in materia?                       ...ecco a voi la risposta.

 Gentilissima  Angela, lei deve essere una molto attenta ai contenuti e alla forma,  ha perfettamente ragione non si può scrivere di   De.Co. senza mai citare chi l'ha ideate,  ignorando inoltre  chi da oltre 20 anni,   ha diffuso l'idea di Veronelli.    

Certo potremmo scrivere anche di chi, si inventa un percorso fai da te,più volte sanzionato dal MISAF, senza ne testa ne coda, così, ispirato dalla filosofia del taglia e incolla, ma di questi al sorgere del sole si volatilizzano come la brina di primavera.    Ed è proprio in un taglia e incolla che è scomparso il nome di chi li ha ideate Luigi Veronelli.

Veronelli, Gino per gli amici , è stato un gastronomo, giornalista, editore, conduttore televisivo, filosofo e anarchico italiano. Viene ricordato come una delle figure centrali nella valorizzazione e nella diffusione del patrimonio enogastronomico italiano. 

Ideo le De.Co. 

 Antesignano di espressioni e punti di vista che poi sono entrati nell'uso comune e protagonista di caparbie battaglie per la preservazione delle diversità nel campo della produzione agricola e alimentare, attraverso la creazione delle De.Co. (Denominazioni Comunali), le battaglie a fianco delle amministrazioni locali, l'appoggio ai produttori al dettaglio. 

Veronelli, ha rappresentato e rappresenta il rinascimento dell’ElaioEnoGastronomia italiana in tutte le sue espressioni, ha aperto una strada, inventato un genere, vissuto e tracciato la via per l’affermazione dei territori e dei loro prodotti identitari, una lezione di dedizione, onestà intellettuale e sana partigianeria che fa di lui l’antesignano della sovranità alimentare. Ha lottato contro i poteri forti a difesa dei piccoli produttori, a garanzia dei consumatori consapevoli, tra le sue battaglie: “con la trasparenza del prezzo sorgente, il consumatore verrebbe messo in grado di valutare il tipo di ricarico applicato dal rivenditore, e da questo la sua onestà”.

 Già nel lontano 1956 Luigi (Gino) Veronelli scriveva “L’agricoltura e il turismo sono le armi migliori per lo sviluppo e l’affermazione della nostra Italia”. Un’idea decisamente controcorrente considerando il pieno boom economico, ossia quel veloce sviluppo industriale che trasformò l’Italia, il suo modo di vivere, le abitudini, anche alimentari, della popolazione e modificò per sempre l’aspetto delle città, del paesaggio, delle campagne. Anni dopo, Veronelli è tornato sull’argomento precisando che “L’agricoltura di qualità e il turismo di qualità sono le armi per lo sviluppo della nostra patria”.

“Come io ammiro Picasso perché lo riconosco, così posso apprezzare un vino o qualsiasi altra cosa che viene dalla terra, se la riconosco. Trovo che questo sia un recupero di civiltà, di intelligenza e di libertà estremamente importante. Per questo non mi piacciono i prodotti tipici. Sono diventati un marchio commerciale. Non mi piacciono le tradizioni imbalsamate.  Ma voglio sapere dove nasce un prodotto. Mi fido dell’autocertificazione del produttore che mi spiega come è fatto il suo vino o i suoi ortaggi”.

Veronelli in questo come in tanti altri temi, è stato un intellettuale a tutto campo, ricco di intuizioni, uno straordinario personaggio ricco di umanità e di contraddizioni, capace di vedere lontano. I suoi pensieri sul turismo e sull’agricoltura, infatti, hanno del pionieristico se collocati nel contesto storico in cui sono stati enunciati.  Ma d’altra parte il suo grande fascino era dovuto al fatto che nella sua vita non hai mai smesso di  essere curioso e attento a cogliere le novità, nel rispetto delle identità territoriali.

Questo per dirvi che tutti coloro i quali si appropriano dell'idea di altri sono dei semplici ....."ladri di biciclette". Non meriterebbero attenzione alcuna, ma scriverò al Sindaco invitandolo a  stare attento... "alle biciclette" e ai ladri di idee altrui!Per alcuni le De.Co. sono nati sotto il cavolo!!! 

                                                                                  cordialmente

venerdì 14 marzo 2025

Madonie, Borghi GeniusLoci De.Co

 



E'  nelle Madonie il più alto numero di 

Borghi GeniusLoci De.Co. della Sicilia

L’istituzione dei Borghi GeniusLoci De.Co  non deve essere visto, né come una gara di Formula 1,  né una corsa ad ostacoli, ma un modello che preveda il coinvolgimento e la condivisione della comunità e dei cittadini, per la valorizzazione dell’identità e delle unicità dei territori.

Il percorso

dei Borghi GeniusLoci De.Co 

  è stato inserito tra gli esempi virtuosi del -FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER LA TERRA E IL PAESAGGIO- “Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori e presentato al Poster Session del Forum Pa 2013 di Roma. Il format è stato presentato inoltre :   * VALORE PAESE economia delle soluzioni, organizzata da ItaliaCamp a Reggio Emilia; * Premio nazionale Filippo Basile dell’AIF * XXVI Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Formatori di Palermo * Al Claster Biomediterraneo Expo 2015 nello spazio del Gal Madonie



 Mentre nell’ambito del progetto di  cooperazione transnazionale “Prodotti Tipici e Dieta mediterranea”,dell'Approccio LEADER,  4 gal siciliani (Madonie, Sicani, Metropoliest e Natiblei), 1 gal emiliano romagnolo (L‘altra Romagna), 1 gal bulgaro (Chirpan)  è stato avviato il percorso  della lurss.onlus, coordinato dal Dario Costanzo, responsabile di piano del Gal Madonie
  
                                La Denominazione Comunale è un processo culturale, non è un marchio di garanzia di qualità, ma la carta d’identità di un prodotto, un’attestazione che lega in maniera anagrafica un prodotto/produzione/evento al luogo storico di origine.
In questo processo culturale, i disciplinari, le commissioni, e i regolamenti, mutuati dai marchi di tutela di tipo europeo (DOP, IGP, DOC, ect) sono perfettamente inutili.
Le De.Co. (Denominazione Comunale) nascono da una idea semplice, del grande Luigi Veronelli che così le spiegava: “ attraverso la De.Co. il "prodotto" del Territorio acquista una sua identità”  
terroir, termine francese, preferiamo il latino genius loci, un equilibrio di forze ed energie caratteristico di un luogo definito e pertanto irripetibile.

                                L’ effetto GeniusLoci,   afferma Nino Sutera,   è la capacità che deve avere un territorio, di « produrre », grazie al saper fare dell’uomo che possiede il gusto del territorio nel quale riconosce in modo permanente la singolarità ed il valore.
Mentre i contenuti innovativi sono:  l’originalità, dal latino oriri, derivare, non solo da un punto di vista topografico, ma culturale, vuol dire non distorcere la voce  del territorio di provenienza.
La naturalità, produrre senza interventi estranei all’azione del territorio.
L’Identità  dal latino Idem, uguale che non cambia nel tempo, quindi facilmente riconoscibile, perché è il senso del luogo.
Infine  la specificità, nel significato dato da Max Weber nel 1919 di qualcosa facilmente riconoscibile per le sue caratteristiche originali (un dolce, un piatto, un evento una tradizione)
Per garantire la sostenibilità del percorso occorrono dei principi inderogabili e non barattabili, innanzitutto  la storicità e l'unicità, l’interesse collettivo, condiviso e diffuso e a burocrazia zero.  Il mito che circonda la maggior parte dei territori rurali di successo, assomiglia a una favola vera fatta di personaggi e di eccezionalità, e di unicità. Aspetti importanti che collocano l’idea del Borgo GeniusLoci  De.Co. all’interno di un percorso culturale e di pensiero innovativo volto alla difesa delle peculiarità territoriali.